E’ il livello della attività che permette – grazie al margine realizzato (il margine è la differenza ra il valore delle vendite e le spese variabili direttamente dipendenti dal volume di affari) – di avere le risorse per pagare tutte le altre spese di esercizio (i costi fissi o strutturali).
Per calcolarlo:
- suddividere le spese dell’esercizio in due categorie:
- Ammontare di tutte le spese fisse: totale delle spese che vanno obbligatoriamente sostenute, che si venda oppure no. Per esempio, affitto del locale, assicurazioni, oneri sociali, onorari di consulenti...
- Ammontare di tutte le spese variabili: totale delle spese che derivano automaticamente dal livello delle vendite. Essenzialmente, sono gli approvvigionamenti corrispondenti ai prodotti venduti, le spese di trasporto, le provvigioni pagate sulle vendite…
- calcolare il margine sui costi variabili che è uguale al totale delle vendite meno le spese variabili direttamente imputabili a queste vendite
- tradurre questo margine in percentuale del volume di affari: dividere il margine sui costi variabili per il totale del volume d’affari (totale vendite) e moltiplicare il risultato per 100
- dividere il totale dei costi fissi per la percentuale sopra ottenuta: si ottiene il livello di redditività, cioè il volume di affari che permetterà di pagare tutte le spese fisse.
Dal momento che le vendite cominciano a superare l’ammontare del punto di equilibrio, l’azienda comincia a guadagnare.
In altre parole, se voglio avere un profitto, devo realizzare un importo di vendite superiore al punto di equilibrio.
Da notare che sono tre gli elementi in gioco nel punto di equilibrio: il prezzo di vendita (più alto è il prezzo che riesco a realizzare…), la quantità di prodotti (maggiore è il numero dei prodotti che vendo…), i costi (più bassi sono i costi che devo sostenere…).